NOTE! This site uses cookies and similar technologies.

If you not change browser settings, you agree to it.

I understand

Reporting the underreported about the plan of action for People, Planet and Prosperity, and efforts to make the promise of the SDGs a reality.
A project of the Non-profit International Press Syndicate Group with IDN as the Flagship Agency in partnership with Soka Gakkai International in consultative status with ECOSOC.


SGI Soka Gakkai International

 

La visita papale in Giappone riavvia il dibattito sulla pena di morte

Di Katsuhiro Asagiri

TOKYO (IDN) – Una conferenza internazionale "No Justice Without Life" ha sollecitato il Giappone a sospendere tutte le esecuzioni l'anno prossimo, l'anno dei Giochi olimpici. Il Giappone è una delle 56 nazioni che detengono la pena capitale, nota anche come pena di morte o condanna a morte per reati capitali. Difatti, Giappone, Stati Uniti e Corea del Sud sono le uniche nazioni nel gruppo delle economie sviluppate che eseguono la pena di morte.

La conferenza si è tenuta il 22 novembre nell'edificio degli uffici dei membri della Dieta della Camera Bassa a Tokyo in vista e in sostegno dell'arrivo di Papa Francesco il 23 novembre per il viaggio papale di quattro giorni, che si e` accentrato su "la difesa della vita e della dignità umana in ogni circostanza".

Mario Marazziti della Comunità di Sant'Egidio, co-fondatore della Campagna Mondiale contro la pena di morte, che era in Giappone durante la visita di Papa Francesco, ha espresso la speranza che il papa potesse "ispirare il Giappone" per iniziare un ripensamento  sulla pena di morte.

Sant'Egidio è una comunità cristiana fondata in una scuola secondaria nel centro di Roma su iniziativa di Andrea Riccardi nel 1968, subito dopo il Concilio Vaticano II, che si occupava delle relazioni tra la Chiesa cattolica e il mondo moderno. Nel corso degli anni, Sant'Egidio si è sviluppato in una rete di comunità in oltre 70 paesi del mondo.

"La Comunità presta attenzione alla periferia e alle persone emarginate, riunendo uomini e donne di ogni età e condizione, uniti da un legame fraterno attraverso l'ascolto del Vangelo e l'impegno volontario e gratuito per i poveri e la pace", afferma il sito web della Comunità.

Marazziti, un convinto oppositore della pena di morte, ha dichiarato alla conferenza: "La pena capitale aggiunge sempre un'altra morte a quella già inflitta". Alle famiglie degli assassinati viene spesso detto "una bugia" che la pena capitale rende "giustizia" e contribuisce a "lenire il dolore". Questa visione della cosa influisce i sondaggi d‘opinione che mostrano come la maggioranza dei giapponesi sia favorevole alla pena di morte.

Il fatto è tuttavia che "invece congela il risentimento e lascia le persone a trascorrere anni in attesa di vendetta", ha detto Marazziti, eminente giornalista italiano impegnato nell'abolizione della pena di morte.

La proposta di Marazziti per la 2020 Olympic Moratorium sulla pena di morte ha attirato un ampio consenso, tra cui l'Ambasciata d'Italia a Tokyo, il Gruppo Parlamentare Interpartitico per Considerare il Futuro della Pena di Morte in Giappone e la Federazione giapponese delle Associazioni di Avvocati. Quelli che hanno collaborato all'organizzazione della conferenza sono stati: il tempio Seimeizan Shweitzer e il comitato per la pace di Soka Gakkai.

La rilevanza del tema della conferenza è stata sottolineata dall'ottantatréenne Iwao Hakamada, un condannato nel braccio della morte, e sua sorella Hideko (86 anni) che ha partecipato alla conferenza. Hakamada è diventato il simbolo di un movimento che si oppone alla pena di morte in Giappone.

Hakamada, un ex pugile, è stato rilasciato nel 2014 a causa di nuove prove del DNA. Quella sentenza è stata annullata da un tribunale superiore l'anno scorso, che ha messo in discussione i test del DNA. Il caso è ora dinanzi alla Corte suprema.

I sostenitori e gli avvocati di Hakamada affermano che e‘ stato vittima di un sistema criminale che si basa così tanto sulle confessioni forzate che è diventato noto come "giustizia per gli ostaggi".

Hakamada confessò gli omicidi ma affermò la sua innocenza quando iniziò il processo. Secondo i documenti ufficiali, era stato interrogato, picchiato e sottoposto a bullismo dalla polizia per più di 10 ore al giorno senza un avvocato. Fu condannato per l'omicidio del suo capo, della moglie di questi e dei sui due figli nel 1966 in una bottega di pasta di soia. Fu condannato a morte in 1968.

Uno dei giudici che ha condannato Hakamada ha riconosciuto in seguito di avere avuto seri dubbi sul caso sin dall'inizio, ha affermato un rapporto della Associated Press.

La polizia ha presentato come prova indumenti macchiati di sangue trovati nelle vasche di pasta di fagioli di soia, sebbene le vasche fossero state accuratamente esaminate prima.

Il giudice dubbioso tentò il suicidio per i suoi sensi di colpa. In seguito fu battezzato e prese lo stesso nome battesimale di Hakamada, Paulo, e aggiunse Miki, il nome di un martire giapponese. Altri pugili hanno mostrato il loro sostegno a Hakamada.

"Prego Gesù Cristo e faccio appello per la mia innocenza ogni notte dalle 9 alle 10:30 ", ha scritto Hakamada mentre era in prigione. “Durante questo tempo di preghiera, posso sentirmi libero dalla sofferenza. Grazie all'amore e alla benedizione di Dio, esisto, piango per la verità e cammino verso il domani”.

“È nel braccio della morte da così tanto tempo. È rimasto ancora nel braccio della morte”, ha detto sua sorella Hideko ai partecipanti quando si sono riuniti di recente per discutere della pena di morte nell'edificio Diet di Tokyo. "Sono piena di gioia, è tornato da me vivo", disse, soffocando le lacrime.

Ha notato che suo fratello "non è ancora tornato alla normalità" ed e‘ incline alle delusioni causate del trauma della prigione.

Alla conferenza, gli avvocati che sostenevano la richiesta di Hakamada per un nuovo processo d‘appello sollevarono e chiesero, uno dopo l'altro, se fosse appropriato per lo Stato "dal punto di vista dei diritti umani, togliere la vita ai cittadini?" Una volta eseguita la pena di morte questa è irrevocabile. Una persona ingiustamente condannata non può essere riportata in vita.

Takeo Kawamura, Presidente del Gruppo Parlamentare Interpartitico per Considerare il Futuro della Pena di Morte in Giappone, ha dichiarato: "Mentre c'è una persistente affermazione che dietro il mantenimento del sistema della pena di morte ci sia il popolo giapponese, ci sono voci che ne chiedono la sua abolizione in considerazione del rischio che persone innocenti possano essere giustiziate. È necessario innescare un dibattito nazionale su questo tema".

Il fatto che la conferenza sia stata organizzata un giorno prima della visita papale in Giappone è stato anche per ricordare che papa Francesco ha decretato la pena di morte "inammissibile" l'anno scorso, modificando gli Insegnamenti Cattolici chiamati Catechismo.

Hakamada, che si convertì al cattolicesimo durante i suoi decenni nel braccio della morte, fu invitato alla messa del Papa al Tokyo Dome e ando‘ lì con sua sorella. Con sua grande delusione e contro l‘aspettativa, papa Francesco non gli parlo‘. Il Pontefice ha detto, in seguito, di non essere a conoscenza del caso di Hakamada.

Ma ha detto, nella sua conferenza stampa sull'aereo in ritorno in Vaticano, che nel suo incontro con il Primo Ministro Shinzo Abe, il 25 novembre, aveva menzionato la necessità di abolire la pena capitale.

Secondo Kyodo News, il Pontefice ha affermato che "dobbiamo affrontare col contagocce (l'abolizione della pena di morte nel mondo)" esprimendo l'opinione che occorrerebbe del tempo per ottenere dei  progressi.

Il pontefice visitò anche Hiroshima e Nagasaki, i due siti dei primi bombardamenti atomici del mondo. Durante una conferenza stampa in volo sulla via del ritorno in Vaticano, Papa Francesco ha affermato che la sua visita a Hiroshima è stata un'esperienza commovente. A Hiroshima, ha parlato con i sopravvissuti alla bomba atomica e ha ascoltato le loro storie. Ha detto che la Chiesa cattolica dichiarerà nei suoi insegnamenti che l'uso e il possesso di armi nucleari sono immorali.

"Ha detto che non avrebbe usato l'energia atomica fino a quando non vi sia la totale sicurezza dell'uso", ha riferito NHK World.

Video del discorso di apertura di Mario Marazziti alla conferenza: https://www.youtube.com/watch?v=mK6mIQErl0A&t=12s [IDN-InDepthNews – 30 novembre 2019]

Foto: Mario Marazziti, co-fondatore della World Coalition Against the Death Penalty nel 2002 e membro della Camera dei deputati italiana. Credit: Katsuhiro Asagiri | Direttore  dellaINPS-IDN Multimedia.

Newsletter

Striving

Striving for People Planet and Peace 2020

Mapting

MAPTING

Fostering Global Citizenship

Partners

SDG Media Compact


Please publish modules in offcanvas position.